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¿Quién mató a Martina Magnani, una joven estudiante de secundaria, encontró un cadáver vestido de bruja, en la playa oeste de Cesenatico a la mañana siguiente en Halloween?

Para Piedmont Attanasio Pavone no hay duda: el culpable es un hombre senegalés sin hogar atrapado durmiendo a unos cientos de metros de la víctima, con su bolso a su lado. El motivo es claro: asesinato con el propósito de robo después de un posible intento de violencia.

Pero para Anna Bonoli, conocida como Lynx, una detective privada con un pasado como inspector de la Policía del Estado y una fuerte propensión a Gin Monkey47, las cosas podrían haber sido diferentes. Fue ella quien encontró el cuerpo de la niña y, por lo que pudo observar mirando a su alrededor, las cuentas no regresan.

Aunque el magistrado amenaza con arrestarla por obstrucción de las investigaciones si solo trata de interesarse en el caso, Lynx decide investigar en paralelo con sus antiguos colegas, descubriendo que Martina no era para nada una estudiante de secundaria despreocupada y su muerte en realidad esconde muchas sombras.

Dopo "I Misteri di Hatria" e "La Strega Spiaggiata", Niky Marcelli torna a quel crossover di giallo e leggenda col suo fulcro in Cesenatico, per aprirsi a quell' "infinito universo di mondi" (cit. Giordano Bruno) al quale l'autore ci ha abituato.
                                                                                                (Emanuele Beluffi - Il Giornale Off)
Una storia che ci trasporta dal lago di Acquapartita sull’Appennino romagnolo a Cesenatico, Padova, Cortina d’Ampezzo fino al lago di Braies in Trentino Alto Adige. Una storia ricca di mistero e miti che parte inizialmente in modo molto semplicistico e a volte prevedibile per poi aumentare il ritmo dell’azione che diventa adrenalinico e spettacolare con un finale consono alla realtà che mi piace.
Per finire il titolo “La donna di lana”. Chi è? Ė un’anguana figura mitologica , spirito delle acque , una specie d’incrocio tra ninfa e sirena. Ma, scrive Marcelli , non si esclude possa appartenere a “una casta di realissime e umanissime sacerdotesse, che sono sopravvissute nei secoli e si sono tramandate l’incarico di custodire questa storia” (la storia del popolo dei Fanes). A questo punto sorge spontanea la domanda: perché “donna della lana” e non “donna delle acque”? Perché, scrive sempre Marcelli, “Secondo le leggende, le anguane avrebbero insegnato agli uomini molte attività artigianali, tra cui … la filatura della lana, appunto!”
E di lana nel romanzo se ne troverà parecchia e utilizzata in modo straordinario! Non vi dico dove e come … lo leggerete nel romanzo e vi stupirete!
(Laura Pitzalis - Thriller Storici e Dintorni)

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